venerdì 7 luglio 2017

C'era una volta

Vi racconto una favola. Vi va? ok.

C'era una volta un Re che aveva costruito il suo regno  da solo, pietra dopo pietra.

Veniva da un paese lontano, distrutto da una lunga guerra ancora in corso. Aveva deciso di scappare perché quella guerra non lo riguardava. Era nato che era già scoppiata, in fin dei conti, e le motivazioni per le quali era iniziata, ormai, si erano perse nel tempo. Ci era cresciuto in mezzo e spesso aveva dovuto combatterla, forzato dagli eventi. Ma mai gli era capitato di capirne il senso e di avere chiaro da che parte dovesse stare. Anzi, a dirla tutta, un giorno scelse da che parte stare: un'altra. E partì.
Percorse un mucchio di strada, conobbe un sacco di persone: re, schiavi, liberi cittadini e anche qualche viaggiatore come lui. Cercava d'imparare qualcosa da ognuno, ma i viaggiatori erano quelli con i quali preferiva confrontarsi, perché era convinto che ognuno avesse un viaggio dentro di se e solo chi avesse deciso d'intraprenderlo avrebbe scoperto qual era la sua destinazione e sarebbe cresciuto durante il percorso. Spesso si era fermato per qualche tempo da qualche parte, un po' per necessità, un pò per piacere, altre volte per caso. Talvolta fu costretto a combattere di nuovo guerre non sue, ma lo faceva di propria iniziativa, per aiutare, perché aveva capito qual era la parte giusta in cui stare... e poi alcune di queste guerre, inevitabilmente diventavano anche un po' sue, nonostante fosse certo che quando una guerra sarebbe stata davvero sua la differenza l'avrebbe notata. Agognava tuttavia la pace e, appena poteva, fuggiva dalle zone di guerra e cercava piccole oasi nelle quali ristorarsi. Era stato ospite di Re e Regine, aveva lavorato presso di loro come giullare ed era stato sfiorato dall'idea di stabilirsi, ma aveva pensato che voleva di più di un affetto che dura il tempo di una risata, cosi era ripartito.

Poi, un giorno, trovò una piccola valle disabitata immersa nel verde. Sentì come se il suo viaggio fosse giunto al termine. Non sapeva spiegare quella sensazione, ma era una di quelle che non lasciano spazio all'interpretazione. Avrebbe costruito li qualcosa che un giorno, con impegno e fatica, sarebbe potuto diventare il suo regno. E se ci fosse stato bisogno di difenderlo, allora si che finalmente avrebbe combattuto una guerra sentita. Cosi, comincio a raccogliere le pietre che trovava in giro e a metterle una sull'altra e, pian piano, il suo sogno prese forma.

Passarono gli anni e questo viaggiatore, ormai diventato Re di un piccolo regno che aveva costruito da solo, prese moglie. La Regina era una donna forte, determinata e, seppur non avesse viaggiato molto, si era appassionata ai racconti del re, tanto da farli suoi, manco avesse viaggiato per davvero. Dal canto suo , il Re, ormai saggio, aveva capito di aver incontrato quella persona che non bastano altri mille viaggi a fartene trovare una uguale.

Tuttavia sapeva di non essere ancora arrivato alla destinazione del suo viaggio.

Qualche altro anno dopo, quando il regno era ormai fiorente e gestito con saggezza, i due sposi decisero che fosse ora di darsi un erede, qualcuno che avrebbe un giorno preso in mano le redini di quel regno e l'avrebbe trasformato in qualcosa di ancor più meraviglioso. Fu cosi che nacque il principe, il bambino più bello che il Re e la Regina avessero mai visto. Il Re aveva un milione di fantasie che gli vorticavano in testa riguardo quello che sarebbe stato il suo rapporto con il piccolo principe, avrebbe voluto evitargli un viaggio lungo come il suo ed insegnargli direttamente quel che sapeva, ma era cosciente che se il principe avesse fatto suoi quegli insegnamenti, per forza di cose, avrebbe voluto viaggiare. Cosi decise che si sarebbe limitato a costruire per suo figlio qualcosa che lui non aveva avuto: un posto dove tornare alla fine del viaggio.

Tuttavia sapeva di non essere ancora arrivato alla destinazione del suo viaggio.


Tempo dopo, cominciarono ad arrivare delle strane voci dai castelli vicini, che parlavano di un drago gigantesco il cui scopo era quello di rapire tutti i principi di tutti i regni e distruggere ogni singolo castello. Il Re decise di non dare peso a quelle dicerie, qualunque nemico si fosse affacciato da quelle parti si sarebbe scontrato con le immense mura che aveva imparato a costruire durante il suo lungo viaggio visitando oltre 1000 regni!!



Ma un giorno, mentre il principino giocava in giardino e lui e la regina stavano facendo colazione, sentì tremare la terra e ruggire forte come avrebbero potuto fare solo 100 leoni tutti insieme. Il Re e la Regina si voltarono di scatto e videro che davanti al principino c'era un'enorme drago sputafuoco e ai suoi piedi le macerie del robusto muro di cinta che il Re considerava presuntuosamente invalicabile.
In tanti viaggi e con tutte le avventure che aveva vissuto, mai il Re si era sentito più terrorizzato. Quello che stava crollando sotto i colpi di quel drago era il regno che lui  stesso aveva edificato con fatica e che pensava essere abbastanza forte da non cedere e proteggere suo figlio.
Non era più sicuro di nulla. Non aveva, dopo tutta la fatica fatta in quegli anni, più forza per battersi. E avendo sempre pensato di essere un valente guerriero prima che un Re, non si capacitava di ciò. Non si riconosceva. Era visibilmente scosso da quel pericolo inaspettato e inimmaginabile.
La Regina, anch'essa terrorizzata, trovò però la forza di correre verso il principino di modo da sottrarlo dalle grinfie di quella belva affamata. Con le lacrime agli occhi giunse dinanzi al drago  e allargò le braccia (tremanti per la paura), come si fa quando non si vuole far passare qualcuno. Il drago sbuffò del fumo nero dalle narici, come se si stesse preparando a riprendere fiato e sputare fuoco. La Regina, ormai conscia del suo destino, chiuse gli occhi: aveva deciso che sarebbe stata una buona causa, quella, per morire.  D'un tratto una sonora risata spezzò la tensione. In un istante infinito tutti si chiesero chi fosse stato a ridere in una situazione tanto drammatica e la risposta arrivò quando tutti sentirono una seconda risata. Era il principe, che talmente piccolo da non rendersi conto di quanto stava accadendo, aveva continuato  a giocare. Il drago, distratto da quella risata, non aveva ancora sferrato il colpo di grazia alla regina che, comunque, seppur rimandato, sembrava inevitabile. Riprese quindi fiato, pronto a sputare fuoco, ma venne colpito alla fronte da un grosso sasso. Un piccolo pezzo del muro di cinta che aveva distrutto poco prima e che il Re aveva raccolto per usarlo contro di lui. La belva arretrò di qualche passo,  quanti bastarono per permettere alla regina di afferrare il principe e scappare tenendolo stresso a se. 

Il Re, che fino a poco prima  era convinto che tutto quel che per cui aveva combattuto da li a poco sarebbe stato distrutto, aveva improvvisamente capito: tutto quel per cui aveva combattuto non era ciò che combattendo aveva costruito, bensì tutto ciò per cui aveva combattuto era servito a preparare quel momento. Il momento in cui avrebbe capito di trovarsi in mezzo alla SUA guerra e deciso di combatterla. E tutto questo non gliel'aveva fatto capire il pericolo, la paura o altro... ma la risata genuina del principe. Lei da sola aveva fermato il drago per un momento ed era quindi l'arma vincente di quella guerra, l'unica vera cosa da difendere. Quel sorriso era ciò che lo aspettava alla fine del suo viaggio, del quale aveva finalmente percepito la destinazione.

Finché quel sorriso sarebbe stato sul volto del principe, era convinto che il drago non avrebbe potuto vincere. Quel sorriso andava difeso e quella si che era finalmente la sua guerra.


Questa favola non ha un vero finale... ma chi è stato laggiù, attirato da questa storia, ha raccontato che il drago è ancora li, alle porte del regno, in attesa che il principe smetta di ridere.... e che il Re e la Regina, nonostante il pericolo in agguato, siano felici vedendo il sorriso del principe... e probabilmente il principe non smetterà di ridere finché il Re e la Regina saranno felici.

Insomma, il drago la piglia nel culo, ecco. 😅😅😅😅

Vi si vuole bene




2 commenti:

  1. È un racconto molto bello, come bellissima è la risata del principe che, nonostante sia piccolo ed ancora ignori il significato di tante cose, ha già capito la cosa più importante: il drago non merita paura.
    Il drago non può vincere :-*

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