mercoledì 19 luglio 2017

Tipo Pikachu che diventa Raichu

Oggi vi parlo di cose che mi frullano in testa a caso... sparse, ma unite da un filo conduttore: la scelta di mettere su famiglia. Vi va? OK.



La convivenza è già dura di per se, non tutti sono predisposti per intraprenderla. E' tutta una questione di spazi da rispettare, equilibri da mantenere, abitudini da considerare e odori da sopportare. Se poi si decide di mettere su famiglia, e avere figli, subentrano una serie infinita di fattori che mettono a dura prova anche i legami più stretti. Per non parlare dell'aumento in maniera esponenziale degli odori da sopportare. Odori "santi" (cosi li chiamano), per carità, ma sempre puzza di merda è!!

L'arrivo di un figlio moltiplica l'impegno che bisogna mettere nella propria casa, perché fino a quel momento, i futuri mamma e papà, erano solo due fidanzatini che vivevano sotto lo stesso tetto e  risolvevano le scaramucce girando un porno a telecamere spente, più o meno. Poi il tempo di girare il porno non c'è più e i più fortunati riescono a dedicarsi si e no al trailer del suddetto film. Cosi, i piccoli rancori che venivano sopraffatti dai momenti d'intimità, cominciano ad accumularsi e a prendere la peggiore della forme: "la sensazione di non essere capiti, aiutati e/o rispettati".

Ovviamente non c'è una soluzione a tutto questo, nel senso che la convivenza è una di quelle cose che se non trova da sola, in maniera naturale, il suo equilibrio, alla fine cade. E cade nonostante l'impegno, soprattutto se l'impegno non è bilaterale. Perché, cosi come per fare una croce ci vanno due bastoni, è anche vero che ognuno, per togliere sta croce da in mezzo alla strada e proseguire, debba rimettersi in tasca il proprio di bastone, perché altrimenti finisce che se i bastoni se li mette sempre in tasca la stessa persona poi quelle tasche si riempiono. E quando uno ne ha le tasche piene...

L'importante è l'onesta e la consapevolezza di quel che si può "portare" alla famiglia e dei proprio limiti.

Se c'è una cosa che questa mia convivenza mi ha insegnato, per esempio, al di la di come gestire le piccole baruffe di casa nostra, è che per quanto mi possa impegnare non riuscirò mai ad avere la visione a 360° della nostra famiglia che ha la mamma. Essere moglie e mamma è un cazzo di lavoro e io ho avuto la fortuna di trovare il dipendente del mese, quello che vince tutti i premi produzione. Quando una donna decide di diventare madre (nella maggior parte dei casi) lo decide dentro di lei, lo diventa in quel momento e lo rimane per sempre. E la vita le cambia in maniera radicale. La sua testa si evolve in una calcolatrice dalle infinite possibilità, tipo Pikachu che diventa Raichu .

E poi, PER LORO, cambia tutto:
  • Se prima potevano rimandare la  pulizia della casa al giorno dopo perché "oggi la D'Urso intervista quattro assassini, due maniaci, sette stalker  e  Gabriel Garko... e non mi voglio perdere la puntata" (tanto quando il marito torna a casa se trova il piatto pronto e la moglie disponibile al "dovere coniugale" la casa potrebbe anche essere invasa dalle blatte che non le nota).... con l'arrivo di un figlio devono evitare che prenda la "pellagra" gattonando e quindi giù di ramazza a prescindere dalla scaletta del loro programma preferito. Comunque nel migliore dei casi la D'Urso potranno guardarla di notte, sul telefonino, in streaming, mentre cullano il bambino che ha le coliche e non dorme. Consiglio l'uso degli auricolari, perché il marito, 90 su 100, sta russando e disturberebbe la visione. Oltre al fatto che l'ascolto (seppur indiretto) di un programma della D'Urso potrebbe intensificare le coliche del vostro cucciolo.

  • Se prima potevano rimandare la lavatrice perché "tanto mi metto quell'altra maglietta, quella oscena che mi ha regalato lui, cosi me la vede addosso e la smette di chiedermi come l no me la metto.. Tanto non lo sa che l'ho messa solo perché ho tutto l'armadio nella cesta dei panni sporchi"... con l'arrivo di un figlio, vomiti, diarree e quant'altro, se non fanno 4 lavatrici al giorno, già di martedì il bambino va in giro come Tarzan, con una foglia davanti e una dietro.

  • Se prima potevano decidere di non stirare....  ah no,  da questo punto di vista il figlio ce l'hanno già da un pò, ha 35 anni e non è il loro. Ma le camicie gliele stirava mamma quindi o vai in giro con uno che sembra si sia messo addosso lo straccio della cucina o metti mano al ferro.

Il mio pensiero l'ho maturato  osservando la mia compagna, un po' come qualcuno di voi avrà potuto fare osservando la propria moglie. O magari qualche vostro marito, osservando voi.

Inoltre, nella nostra particolare situazione, alla  normalissima stanchezza fisica e mentale, la mamma, deve combattere la perenne sensazione di "emozione a tempo".... l'idea fissa di arrivare un giorno a dover ricordare tutto questo al posto di suo figlio, perché lui probabilmente non sarà qui per ricordarlo o non ne avrà la facoltà. Il pensiero che la fatica del momento non verrà ripagata domani dal sorriso di un giovane uomo pronto ad affrontare la vita. L'immane sforzo di non mollare mai, restare sempre sul pezzo. Perché la disabilità, di momenti di pausa, te ne da pochi... e come te li da .. cosi te li toglie. E mica ti avvisa su whatsapp.

Alla fatica fisica e mentale, quindi, avete aggiunto quella dell'anima? Bene.

Per me, da questo punto di vista, è diverso. Io ai miei compiti "da papà" ho dovuto rinunciare quasi in toto (quasi)... lei invece deve comunque fare la mamma a tempo pieno. Spendere lo stesso numero di energie, anzi, di più, e convivere con la consapevolezza  di non poterne vedere i frutti.
E quindi, visto che forse non se lo sentirà mai dire da Tommi, oggi voglio dirglielo io che se lei fosse stata la mia mamma... io avrei voluto una donna come la mia mamma.

La mia parte, in questa sua fatica, ho deciso, è farle capire che le soddisfazioni che purtroppo non avrà mai dal suo lavoro di mamma (ne avrà di tipo di verso ma non è questo il punto), se le è comunque già meritate tutte!!! E il pensiero che se le stia guadagnando pur sapendo di non potersele godere... fa di lei la migliore mamma del mondo, ai miei occhi. L'unica donna che sceglierei ancora e ancora, come madre di mio figlio.

Sono certo che se Tommi potesse mai scrivere, un giorno, e gli si presentasse l'occasione di affrontare quest'argomento, scriverebbe esattamente quel che ho scritto io oggi. Tesserebbe le lodi della splendida donna che lo ha cresciuto.

E io potrei godermi uno di quei soddisfacentissimi: "mio padre aveva ragione" dei quali probabilmente non godrò mai. 

Noi queste cose le viviamo insieme costantemente.... le conviviamo. E anche questa é convivenza.


Vi si vuole bene







2 commenti:

  1. Più leggo ciò che scrivi e più mi convinco che da qualche parte devi avere una fonte di coraggio ed energia che non termina mai, e forse questa energia viene proprio dalla tua compagna, da Tommi e da come affrontate insieme la vita, e da come riesci a scrivere certe cose, benché siano dolorose, forti e reali. E niente, rimango cosi, senza parole. Un abbraccio dall'Albania

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    1. Sicuramente la mia famiglia è una fonte inesauribile di motivazioni....

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